Formae Lucis

Nei dettagli nascosto

Aprile: la raffigurazione dei mesi nella Diocesi di Albenga-Imperia

Aprile, mese ormai pienamente primaverile, è impersonato da un uomo che lega i rampicanti, segno di una vita che riprende a scorrere e correre, oppure da un giovane che regge dei fiori o ne è incoronato. Il suo segno zodiacale è il Toro, anch’esso spesso raffigurato con una ghirlanda, richiamando così il mito di Europa che viene rapita da Giove proprio sotto tali sembianze[1].

Ripa definisce Aprile come un giovane adornato da una ghirlanda di mortella, pianta dedicata a Venere, aspetto che quindi lega il mese al risvegliarsi dell’amore nelle piante e negli animali[2]. Anche il Cardinale Durand de Mende lo avvicina a Venere, giocando però  sull’etimologia: Aprile richiama Aphrodite, nome greco della dea[3].

Durante tale mese nel Medioevo vi era anche l’uso di eleggere un principe della giovinezza, per questa ragione Aprile  è rappresentato come un giovane che assume l’aspetto di un sovrano in trono con i simboli della maestà, ma  immancabilmente incoronato da ghirlande, accompagnato da fiori, da giovani rami gemmati o da spighe che si formano proprio in questo periodo. Aprile può essere anche un contadino intento a curare la vite, elemento che, soprattutto in tempo pasquale, assume valenze cristologiche [4].

Per cogliere appieno questi aspetti gentili ed al contempo regali di Aprile bisogna riflettere sulla durezza del periodo invernale per gli uomini, contadini e non solo, durante il Medioevo, quando le abitazioni, non escluse quelle più agiate, erano di norma fredde, riscaldate con difficoltà, la terra non dava frutti o ne offriva scarsi e la possibilità di sopravvivenza era legata alla presenza di scorte sufficienti, inoltre le poche ore di luce unite alle difficoltà ad avere una efficace illuminazione costringevano a vivere spesso in penombra.

Si comprende quindi con quale gioia si accogliesse l’ingresso nei periodi caldi, in cui la luce inizia a prevalere sulle tenebre, in cui  la natura incomincia ad offrire i suoi frutti, in cui anche il duro lavoro svolto all’aperto è riscaldato dai raggi del sole. Inoltre Aprile, rispetto a Marzo, ha temperature ulteriormente più miti ed è caratterizzato solitamente da condizioni meteo più stabili, gli eventi atmosferici sono in genere meno aggressivi, tutti aspetti che per una società che vive dei frutti della terra, si rivelano essenziali per una buona riuscita dei raccolti fondamentali per la vita. Ed è per questa ragione che il gentile personaggio porge allo spettatore fiori e frutti.

Aprile quale mese della rinascita ci riporta nuovamente al Cardinale Durand de Mende, il quale ci offre una ulteriore etimologia: il nome deriva dal fatto che in questo periodo la terra si apre e germina[5]

Non si può a tale proposito dimenticare che Aprile è il mese della Passione di Cristo e della Pasqua: dopo le tenebre della morte Cristo risorge spalancando il proprio sepolcro, così come la terra si apre per permettere il risorgere della vita.

Nei luoghi di culto, allorché durante la Settimana Santa si interrompono le celebrazioni e l’Eucarestia viene custodita in una apposita urna, è uso allestire i “Sepolcri”, composizioni in origine semplicemente  vegetali e floreali  in cui si espongono i cereali e legumi germinati al buio, elementi dall’intenso valore simbolico, allusione alla vita che germina nel cuore della terra, alle tenebre che accompagnano la morte di Cristo, le quali però preludono alla Resurrezione dal Sepolcro. Tale pratica, che ha radici antiche in Grecia ed in Asia e si lega al culto di Adone, nel tempo si amplia, specie nella tradizione ligure, in sontuose composizioni floreali, accompagnate da lumi e coppe preziose, e poi, particolarmente dal periodo barocco, giunge ai cartelami, suggestivo teatro di figure dipinte su supporti sagomati a rievocare gli episodi e i protagonisti della Passione[6].

Resta da ricordare un ulteriore aspetto di Aprile, che ci conduce nuovamente, per altre vie, ai cicli di morte e rigenerazione.  Aprile è infatti il mese in cui Romolo, tracciando un solco con l’aratro fonda Roma, ma al contempo uccide il fratello; il mito ha evidenti punti di contatto con la vicenda di Caino e Abele: l’agricoltore e il fondatore di città è anche il fratricida. Per quanto terribile, entrambe le morti sono però necessarie, l’una alla nascita della città, l’altra nella via per la redenzione dell’umanità. La fondazione, la nascita passano quindi attraverso il sacrificio di una vittima sacra ed innocente, allo stesso modo Cristo ad Aprile muore, ma rinasce per ridare la vita con l’acqua che sgorga dalle sue cinque piaghe [7].

credits: Mattia Sacchiero

Nella nostra diocesi anche  Aprile è conservato solo nelle tavolette della chiesa di San Giovanni Battista di Diano Castello, risalenti alla metà del XV secolo[8].

Il mese viene qui raffigurato come un uomo intento a pescare,  un  tema abbastanza inusuale, dato che solitamente con questa iconografia si identifica Febbraio, forse per rimando al segno dei Pesci[9]. L’immagine del pescatore era sicuramente nel repertorio della bottega che si occupò della decorazione del soffitto, ma è probabile, poiché i soggetti venivano di norma concordati tra committenti ed esecutori, che la scelta sia stata fatta pensando alla realtà ligure, come dimostrano anche altre tavolette del soffitto in cui compaiono un calafato e una imbarcazione.

La piccola figura intenta alla pesca è vestita di rosso, i suoi piedi sono calzati con scarpe nere, alte sino al malleolo, il capo è coperto da un cappello aderente da cui, sulla nuca, fuoriesce la chioma chiara. I particolari sono molto realistici, vivi:  la posa dell’uomo accomodato su uno sgabello,  le profonde pieghe dei pantaloni, la cesta di vimini che attende le prede e alle spalle del personaggio un oggetto ora parzialmente scomparso.

Il pescatore è placidamente seduto ai bordi del mare, le onde realizzate con una ritmica increspatura ne suggeriscono il movimento. Il pesce dalla forma allungata sembra oggi balzare fuori dai flutti, ma il gesto delle mani ricorda la presenza di una lenza, purtroppo non più visibile, alla quale l’animale ha abboccato e grazie alla quale viene estratto dall’acqua.  

Nei Cicli dei Mesi, per l’agricoltura come per la pesca o per l’allevamento,  il risultato dell’opera umana è immediatamente ripagato, senza apparente fatica; il pesce non si agita ed è di buone dimensioni, a simboleggiare la speranza, la consolazione di fronte alla minaccia della fame e della carestia, sempre incombenti  in un mondo in cui non vi è sicurezza né del raccolto né della sua conservazione.

L’originalità della rappresentazione di Aprile a Diano Castello rispetto alla più ricorrente iconografia del giovane incoronato da ghirlande che porge frutti e fiori, la sua apparente coincidenza con la possibile personificazione di Febbraio – qui però  sicuramente interpretato dall’uomo che taglia la legna-  pone il problema del probabile spostamento delle tavolette nel tempo. Dato che nel soffitto compaiono anche i Mestieri che esulano dal Ciclo dei Mesi è possibile che vi sia stata una sostituzione, forse dovuta ad un ammaloramento della tavoletta originale, in proposito non vi è però alcuna certezza.

Accettiamo  quindi il pescatore come Aprile, dato che è inserito fra Marzo e Maggio la cui iconografia è invece in linea con la tradizione figurativa più frequente.

Si ricorda inoltre, a proposito della coerenza con le occupazioni locali, la raffigurazione dei pescatori che tirano la rete realizzata nel palazzo vescovile di Genova; essa viene interpretata come una delle immagini che  definiscono Marzo[10], ciò potrebbe rappresentare, quindi, un sostegno all’ipotesi che a Diano Castello Aprile, altro mese primaverile, sia effettivamente impersonato da un pescatore.

Se si ritiene compatibile per Aprile tale iconografia, sebbene la figura tranquillamente seduta sulla riva non faccia pensare ad alcunché di spirituale, non si può non ricordare, proprio nel mese in cui si celebra la Pasqua, il valore simbolico dell’immagine;  più volte infatti  nelle Scritture i pesci, la pesca ritornano, ad esempio nell’Antico Testamento con Tobiolo e l’Angelo, nel Nuovo Testamento con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la pesca miracolosa -per limitarci a pochi esempi- inoltre il pesce è una delle più antiche immagini simboliche di Cristo.

[Testo di Anna Marchini]

Bibliografia

Bawtree J. Il Ciclo dei Mesi, Firenze 2020.

Bozzo G. , La decorazione pittorica del chiostro dei canonici fra XII e XIII secolo, in La cattedrale di Genova nel Medioevo. Secoli VI-XIV, C. Di Fabio curat., Genova 1998.

Cardini F., Il libro delle feste, Ventimiglia 2003.

Di Fabio C.,  La cattedrale di Genova nel Medioevo. Secoli VI-XIV, Genova 1998.

Durand de Mende G., Rationale divinorum officiorum, Napoli 1859.

Giardelli P. Il cerchio del tempo. Le tradizioni popolari dei Liguri, Genova 1991.

Hall J., Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Milano 2002.

Mâle E., Le origini del gotico. L’iconografia medioevale e le sue fonti, tr. it., Milano 1986.

Marchini A. 2016, Il soffitto della chiesa di San Giovanni Battista, in Diano Castello. Arte, storia, cultura e tradizioni di un borgo ligure, a cura di D. Gandolfi, A. Sista, Diano Castello, pp. 229-232.
Ripa C., Iconologia, Milano 2005.


[1] Hall 2002, p. 143. “Giovane con una ghirlanda di mortella in capo, vestito di color verde, haverà à gli’homeri l’ali, con la destra mano terrà il segno del Tauro, adorno di più sorte di viole, e di varij fiori, che in detto mese si trovino, & con la sinistra una bella cistella piena di carciofi, baccelli, mandorle fresche, frutti, che nel mese d’Aprile, cominciano à venire” Ripa (ed. 2005),  p. 275. “Mesi come dipinti da Eustachio filosofo. Aprile. Si dipinge in forma di pastore con le braccia, & le gambe nude, havendo appresso una capra con due capretti nuovamente partoriti, & che detto pastore mostri di sonare una zampogna” Ripa (ed. 2005), p. 284. Ad esempio, a Venezia Aprile è impersonato da un pastore che porta una pecora sulle spalle, allusione al Cristo Buon Pastore ed alla Pasqua, Bawtree 2020, p. 118.

[2]La ghirlanda di mortella significa che essendo questa pianta dedicata secondo gl’Antichi à Venere, in questo mese si desta gagliardamente l’amore nelle piante come ne gl’animali” Ripa (ed. 2005), p. 275.

[3]  Durand de Mende (ed. 1859), p. 733. Ripreso da Ripa che riconduce l’affermazione al mondo classico “Chiamasi questo mese Aprile secondo Varrone, quasi Aperile, percioche in esso s’apre la terra, e spande fuori le sue ricchezze…come dice Ovid. della chiarezza e serenità del cielo: Aprilem memorant ab aperto tempore dictum” Ripa (ed. 2005), p. 275.

[4] Nel Ciclo dei Mesi del palazzo vescovile a Genova, tra le diverse personificazioni di  Aprile, compaiono tre figure coronate da ghirlande ed assise ad una tavola imbandita, Bozzo 1998, pp. 207-208.  Sull’elezione del principe della giovinezza e le spighe, e la vite Mâle 1986,  p. 83 e n. 31 p. 103.

[5]Durand de Mende (ed. 1859), p. 733.

[6] Giardelli pp. 128-130.

[7] Cardini p. 226-227.

[8]  Marchini 2016, pp. 229-232.

[9] Si veda a proposito l’intervento sul mese di Febbraio sempre in Formae Lucis.

[10] Bozzo 1998, p. 207.