Formae Lucis

Luce e Letteratura

Dolce color d’oriental zaffiro: la luce nella Divina Commedia

Dante e Virgilio, usciti dal buio dell’inferno – un buio che, come abbiamo visto negli interventi precedenti, presenta alcune striature luminose – si trovano sulla spiaggia del Purgatorio.

La prima realtà che Dante nota di questo nuovo ambiente è una luce: il cielo. Non il proprio limite- di cui il Poeta è perfettamente conscio; non il proprio peccato – esperienza che ricorderà lungo tutto il viaggio. Ciò che lo colpisce è ritrovare la luce, e con essa la gioia: a li occhi miei ricomincia diletto.

Con versi mirabili Dante ci descrive la nuova situazione nella quale si trova: uno splendido cielo azzurrato, nel quale il buio della notte comincia appena a cedere alla luce: Dolce color d’oriental zaffiro, che s’accoglieva nel sereno aspetto del mezzo puro infino al primo giro…

Gustave Doré descrive l’inizio di questo cammino nel secondo regno: usando la tecnica dell’incisione, egli non può sottolineare la scena con l’uso dei colori. Ricorre allora a sfumature di grigi che traducono i riflessi dell’aurora sul panorama che si apre davanti ai protagonisti.

Dante e Virgilio sono ripresi di spalle: dopo tanta oscurità il loro volto è accarezzato dalla luce. Davanti a loro si stende un paesaggio che non incute timore ma invita alla speranza: dopo  l’esperienza del male scandagliato in ogni sua forma, ora Dante può intraprendere un vero cammino di pentimento e conversione.

[Valeria Moirano]