Formae Lucis

Nei dettagli nascosto

Febbraio: la raffigurazione dei mesi nella Diocesi di Albenga-Imperia

Febbraio può essere impersonato da un uomo che pota o innesta alberi da frutto, oppure ritratto in una  scena all’interno di una casa, ben coperto e  vicino al focolare[1]. Il segno zodiacale che lo accompagna è quello dei Pesci, al quale viene associato anche in ragione del suo carattere piovoso come attesta il Ripa: “Porta il pesce, perche passando il Sole per questo segno Celeste ne dinota questo mese, & si come il pesce è animal acquatile, così questo tempo per le molte piogge è assai humido[2].

La coesistenza di due principali iconografie – l’uomo che si occupa degli alberi e quello che si scalda all’interno della propria dimora– è riconducibile alle differenze climatiche che influenzano la scelta dei soggetti: nei climi più caldi, la potatura, soprattutto della vite, e  l’innesto sono i primi lavori agricoli che si eseguono, mentre nelle zone più fredde non si è ancora ripresa l’attività. 

La figurina, intenta tagliare i rami o incidere il tronco, ricorda poi che il periodo freddo, di quiescenza della vita vegetale, è il più adatto a simili occupazioni. Inoltre  potare e innestare sono i segni evidenti di un uomo che non è solo un raccoglitore, ma interviene sulla natura che ha ormai reso domestica; se ne prende cura amorevolmente ed assiduamente per assicurarle sopravvivenza, per migliorarne le rese e ottenerne più frutti necessari alla propria esistenza.

Come si è visto, Febbraio, similmente a Gennaio, può  anche essere ritratto in un interno a godere del calore del fuoco e della protezione della casa, perché fuori le temperature sono rigide[3]. Febbraio dunque mese ancora severo, che conclude l’inverno, durante il quale le scorte sono oramai ridotte, ma anche momento in cui la luce riprende il sopravvento.  Il due del mese, in cui si ricorda la presentazione di Gesù al tempio e contemporaneamente la purificazione di Maria[4],  si celebra infatti la Candelora, durante la quale vi è la benedizione delle candele[5], simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti[6], ma anche segno di purificazione[7]. La Candelora è quindi la festa della luce che coincide con l’allungarsi evidente delle giornate, e la fine dell’inverno[8].    

Se Febbraio è in parte mese degli inizi, della luce,  è comunque chiaramente mese del freddo, della terra ancora rigida di ghiaccio, è periodo in cui il mondo contadino si ferma sì, ma non rimane in ozio. Quando la natura dorme ancora,  è il momento perfetto per  la fabbricazione degli oggetti indispensabili ai lavori che da lì a poco si eseguiranno all’aperto.  Un’altra iconografia del mese abbastanza ricorrente è infatti quella relativa  alla manutenzione o alla creazione di utensili, si va, ad esempio, dalla lavorazione del ferro a quella del legno. Ambientate sia in un interno o all’esterno esterno, restano comunque attività che non riguardano il rapporto diretto dell’uomo con la terra o gli animali.

La raffigurazione di febbraio nella Diocesi di Albenga-Imperia

Nella nostra diocesi la raffigurazione del mese di Febbraio si apprezza per intero solo nella chiesa di San Giovani Battista a Diano Castello e, in maniera molto lacunosa, nel Santuario di Rezzo; a Ranzo è invece occultata dalla successiva realizzazione di uno dei pilastri che sorreggono la volta. Il ciclo dei lavori dell’anno di Diano Castello[9], straordinariamente  conservato nella sua interezza, si pone quindi come possibile interlocutore degli analoghi cicli affrescati a Calderara, Ranzo e Rezzo, giunti invece mutili.

Santuario di Rezzo
Santuario di Rezzo – credits Mattia Sacchiero

Per l’iconografia di Febbraio, proprio la sopravvivenza della tavoletta dianese, in cui il personaggio sta lavorando con un’accetta a un pezzo di legno, rende interpretabile l’immagine di Rezzo, dove, se il nome del mese è facilmente individuabile poiché si legge ancora ben chiara la “f”, l’azione compiuta dalla figura invece non è più visibile, dato che la parte destra della tabula, nella quale si situavano gli arti superiori, è andata distrutta. Ai piedi della figurina compare però quella che si può identificare facilmente come un’asse o un tronco. Questo particolare e la posa dell’uomo, evidentemente proteso in avanti, sono coincidenti con quelle del mese di Febbraio di San Giovanni Battista[10].

A Diano Castello la figurina è avvolta in una calda e lunga blusa capace di proteggere dal freddo e tinta di uno squillante rosso, che spicca sulle braghe bianche e le calzature nere. L’ascia colpisce con precisione il pezzo di legno inclinato. Il terreno è acciottolato: non siamo nell’aperta campagna, ma neppure all’interno – e forse ciò potrebbe essere compatibile con il clima relativamente mite della Liguria – l’attività ritratta però non riguarda direttamente l’agricoltura.

L’iconografia di febbraio a Diano Castello e Rezzo

A Rezzo, come già detto, l’immagine è quasi identica, il pezzo di legno è evidentemente inclinato, anche se quasi non si vede più il sostegno, e presenta dei segni sulla superficie, forse indici di una sua già parziale lavorazione. L’uomo indossa una casacca bianca, che ritorna in molte altre figure del ciclo, le gambe sono avvolte da attillate braghe di colore grigio, così come l’appariscente copricapo. A tal proposito si rivela particolarmente interessante quanto dice il Ripa sulla tinta degli abiti di Febbraio: “Si veste di berrettino (bigio), perché in questo mese regnano molto le pioggie onde per il più il Cielo è coperto di nuvoli, li quali rappresentano il detto colore[11].

L’iconografia di Diano Castello e Rezzo è quindi compatibile con la natura di Febbraio, gelido mese invernale, quando non ci si dedica al lavoro dei campi, ma ad altre attività, ad esempio aggiustare o creare utensili necessari all’agricoltura, all’allevamento, alla casa. Non sappiamo quale sarà l’utilizzo di pezzi di legno sui quali lavorano alacremente le figurine – fonte di calore contro il freddo ancora pungente, materia prima per la fabbricazione di oggetti o suppellettili, trave necessaria alle costruzioni – ma di sicuro sarà indispensabile alla vita quotidiana che nel Medioevo, proprio al legno, deve moltissimo, come testimoniano gli Statuti cittadini in cui molti capitoli sono dedicati alla salvaguardia degli alberi[12].

 Ciò risulta essere particolarmente vero per Rezzo, il cui bosco ha offerto nei secoli una risorsa economica di grande importanza per la comunità. Il legno veniva utilizzato per le costruzioni, o come legna da ardere – e a tal fine era anche commerciato – oppure serviva per lavori di falegnameria, per la creazione di oggetti d’uso, o ancora se ne ricavava carbone[13]. Il  bosco era anche un  serbatoio di risorse alimentari: la vita rezzasca, come quella di simili località montane, era infatti caratterizzata totalmente dal ciclo della castagna, dalla raccolta, all’essiccazione, alla molitura[14].

[Testo a cura di Anna Marchini]

Bibliografia

Cardini F., Il libro delle feste, Ventimiglia 2003.

De Moro G., La valle di Rezzo, Imperia 1988.  

Durand de Mende G., Rationale divinorum officiorum, Napoli 1859.

Macchiavello S. (a cura di), Liber iurium ecclesiae comunitatis, statuorum recii (1264-1531). Una comunità tra autonomia comunale e dipendenza signorile. Regione Liguria. Assessorato alla cultura. Società ligure di Storia Patria, Genova 2000. 

Hall J., Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Milano 2002.

Mâle E., Le origini del gotico. L’iconografia medioevale e le sue fonti, tr. it., Milano 1986.

Marchini A. 2005-2006, I cicli dei Mesi  a Calderara e a Rezzo: problemi artistici e iconografici, in “Bollettino di Villaregia”, nn. XVI-XVII, 2005-2006, pp. 85-124.

Marchini A. 2016, Il soffitto della chiesa di San Giovanni Battista, in Diano Castello. Arte, storia, cultura e tradizioni di un borgo ligure, a cura di D. Gandolfi, A. Sista, Imperia, pp. 229-232.

Ripa C., Iconologia, Milano 2005.


[1] Mâle 1986, pp.  83,84;  Hall 2002,  p. 143. Secondo il Ripa, Febbraio è raffigurato anche  come “huomo d’età virile, che stando in una vigna mostri potar quella”,  Ripa (ed. 2005), p. 281.

[2] Ripa (ed. 2005), p. 281. Ripa riecheggia il cardinale Durand de Mende nel suo Rationale divinorum officiorum, testo del XIII secolo, che ebbe però  grandissima influenza durante tutta l’età medievale: “ Duodecim est Pisces, quia sicut piscis est animal aquaticum, sic et tempus illud propter multsd luvisd aquaticum est…”, Durand de Mende (ed. 1859), p. 728.

[3] Numa Pompilio chiamò questo mese Febraro, ò delle  febri, le quali all’hora facilmente vengono. Si veste di berrettino, perché in questo mese regnano molto le pioggie onde per il più il Cielo è coperto di nuvoli, li quali rappresentano il detto colore”,  Ripa (ed. 2005), p. 281. “ Un vecchio crespo, canuto, vestito di pelle sin’a piedi, sta à sedere appresso un gran fuoco & mostra scaldarsi”,  Ripa (ed. 2005),  p. 286.

[4] Luca 2, 22-32. Hall 2002,  pp. 338-339.

[5][5] Il tema delle candele è ripreso nella ricorrenza di San Biagio, che cade il tre di febbraio. Secondo la tradizione, in questa data si effettua la benedizione della gola, di cui Biagio è il Santo protettore,  con i ceri benedetti il giorno prima durante la Candelora. Hall 2002, pp. 77-78.

[6] Luca 2, 32.

[7] Come tale si riallaccia ad un’altra etimologia di Febbraio riportata dal cardinale Durand de Mende: “ (…) vel a februis, idest purgationibus. Sunt autem februae oblationes factae pro mortuis. Romani autem illo mense memoriam animarum habebant, et eas purgabant celebrando esequias mortuorum, unde secundum Isidorum, dicitur a febru, idest Plutone, cui eo mense sacrificabatur”,  Durand de Mende (ed. 1859), p. 732.   

[8] Cardini 2003,  pp. 179-180.

[9] Marchini 2016, pp. 229-232.

[10] Marchini 2005-2006, p. 106.

[11] Ripa (ed. 2005), p. 281.

[12] Negli statuti di Rezzo l’attenzione per gli alberi, specificati anche per varietà, si nota in diversi capitoli dedicati ai danni che si possono loro arrecare. Per esempio nel De erradicantibus et incidentibus alienas arbores, sono citati castagni, roveri e genericamente gli alberi grandi, nel capitolo successivo si tratta della punizione per chi scortica gli alberi altrui, macchiavello 2000, p. 22. In altro luogo si fa esplicito riferimento a coloro che danneggiano uva, fichi e castagne altrui,  macchiavello 2000, p. 53.Erano perseguiti ovviamente anche i furti di legna, de moro 1988, p. 48-49.

[13] de moro 1988, p. 66, 74, 77.

[14] Marchini 2005-2006, p. 111. con note relative.