Formae Lucis

I papi e l'arte - Sezione Novecento

L’arte, sorgente di nuova speranza

Vale subito la pena di osservare che per Pio XII l’arte è un “soggetto inesauribile”, ricco di operosità e di pace. È «l’espressione più viva, più sintetica del pensiero e del sentimento umano, ed anche la più largamente intelligibile, poiché parlando direttamente ai sensi, l’arte non conosce la diversità dei linguaggi, ma soltanto la diversità estremamente suggestiva dei temperamenti e delle mentalità. Inoltre, con la sua finezza e delicatezza, l’arte uditiva o visiva, penetra nell’intelligenza e nella sensibilità dello spettatore o dell’uditore sino a profondità ove la parola, sia scritta che parlata, con la sua precisione analitica, insufficientemente colorita, non potrebbe arrivare».

È il concetto che trapela nell’Udienza concessa dal Papa, in occasione del primo Congresso internazionale agli artisti cattolici, avvenuto il 3 settembre, nell’Anno Santo del 1950. Lo dimostrano le reiterate sfide, tese a creare alleanze ed assistenze nei diversi Paesi del globo, per superare ogni distanza morale e qualsiasi spunto di vanità e di sterili vuoti, sostituendoli con spazi e luci favorevoli all’unità reciproca e alla pace. Così il Papa si fa paladino di un’arte preparata a formarsi, culturalmente aperta alla tecnica, alla scienza, al cristianesimo.

Due sono pertanto i motivi che spiegano l’intervento di papa Pacelli: considerare l’arte come mezzo di sostegno per gli uomini a comprendersi fra loro e mettere in comune le varie risorse per completarsi vicendevolmente. Due sono anche le condizioni tese a classificare il mondo dell’arte attraverso il “suo valore espressivo”, senza il quale viene a cessare ogni tipologia artistica. «Non basta – postilla Pio XII – da se stessa a tradurre il pensiero, a esternare il sentimento, a rivelare l’anima del suo autore».

Per realizzare la sua gloriosa “missione d’intesa, di concordia, di pace”, bisogna indossare le «ali per elevarsi dalle piccolezze e meschinità passeggere, verso l’eterno, verso il vero, il bello, il solo vero bene, il solo centro in cui si opera l’unione, in cui si attua l’unità, verso Dio». In altri termini, occorre fidarsi ed affidarsi a gesti artistici senza profanazioni, né elogi “all’arte per l’arte”, come fosse fine a se stessa. Libero da qualsiasi prigione l’artista segue una speciale vocazione, che spesso risveglia “nello spirito e nell’anima dell’uomo”, grazie alla trasparenza della natura cristiana. “’Arte e immorale’: sono due parole in stridente contrasto”. Da qui l’invito agli artisti ad essere lieti per «aver compreso il dovere che vi incombe, e voluto, di fronte ad una “cultura senza speranza”, considerare l’arte come “sorgente d’una speranza nuova”. «Fate dunque sorridere – conclude Pio XII – sulla terra, sulla umanità, il riflesso della bellezza e della luce divina, e così aiutando l’uomo ad amare» quanto voi avete «contribuito all’opera della pace».

[Testo a cura di G.B Gandolfo]