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La Luce nella Divina Commedia: l’introduzione della figura di Beatrice

Le brevi osservazioni che costituiranno questa rubrica avranno come punto di riferimento le tavole incise da Gustave Dorè presenti nell’edizione della Divina Commedia il cui frontespizio è qui riprodotto:

Questa versione della Commedia dantesca – presenta nella ricca collezione libraria della Biblioteca Diocesana – colpisce per l’aderenza delle illustrazioni al testo originario: le tavole del Dorè non sono un commento né una libera interpretazione dell’opera dell’Alighieri. Sono piuttosto un’autentica “traduzione in tavole” dei versi del Poeta e seguono fedelmente e con umiltà l’ispirazione che le ha generate.

Nella Commedia il tema della luce è particolarmente presente nel Paradiso, che per questo è stato definito “la cantica della luce”. Nondimeno, il tema è presente in tutto il poema, fin dai primissimi canti.

Dante all’inizio del suo viaggio è in una selva oscura, gravato dal peso del peccato, e ha smarrito la strada del bene; ma già nel secondo canto si annuncia qualcosa di luminoso. Dante sente tutta la responsabilità di questo percorso, confessa la propria codardia, ma Virgilio risponde prontamente che la strada che percorreranno è stata voluta da Dio e realizzata con il concorso di Maria Santissima, Santa Lucia e Beatrice. Dante introduce per la prima volta nel poema la figura di Beatrice con questo verso: Lucevan gli occhi suoi più che la stella. Gli occhi sono la porta dell’anima e Beatrice ha gli occhi pieni di luce. Dante non è solo nel suo cammino di conversione: lo accompagnerà fino all’ultimo lo sguardo di Beatrice, mandata dal Cielo a soccorrerlo e a guarirlo.

[Rubrica a cura di Valeria Moirano]