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Nei dettagli nascosto

Luglio: la raffigurazione dei mesi nella Diocesi di Albenga-Imperia

Anche l’iconografia più ricorrente di Luglio, come quella di Giugno,  si riallaccia al ciclo del grano. Il mese può essere infatti impersonato da un contadino che affila la falce, taglia il grano o trebbia[1], o da un giovane incoronato con spighe di grano, a volte accompagnato da frutti di stagione. Indossa spesso un cappello a larghe falde per proteggersi dal Sole cocente, vesti sovente corte e  leggere e dai colori caldi che ricordano quelli del frumento maturo[2].

Il suo segno zodiacale è il Leone, definito quale animale feroce, dall’animo rovente come il calore che brucia al culmine dell’estate, quando la siccità impera[3]. L’etimologia del nome riporta a Giulio Cesare, nato proprio in questo mese; nel mondo romano luglio invece era chiamato Quintile, dato che era il quinto mese a partire da Marzo, con il quale si iniziava l’anno[4].

Nonostante lievi varianti, le attività agricole scelte per Luglio sono, in misura preponderante, sempre legate al ciclo del grano[5], alle volte si incontra invece la fienagione, come ad esempio a Trento[6]. Sul grano e sulla sua valenza eucaristica si è già detto per il mese di Giugno; la sua presenza, quasi sempre estesa a due mesi estivi, ne sottolinea ulteriormente la centralità sia alimentare che religiosa.

Il periodo più caldo dell’estate inizia proprio a Luglio e viene comunemente appellato canicola. Il termine deriva dalla Sirio, stella che compare in questo periodo ed appartiene alla costellazione del Cane maggiore, per questo chiamata caniculos dai Romani. Sirio è un astro di grande luminosità, come puntualizzato anche dal significato del suo nome in greco – splendente e ardente- e si riallaccia ai brucianti raggi solari in estate.

Una delle ricorrenze sacre più importanti del periodo canicolare è quella di Maria Maddalena (22 luglio)[7]. La Santa veniva ritenuta in grado di tramutare la tremenda forza del Sole estivo in un’energia benefica, sotto la quale matura il frumento, essenziale per la vita umana. A esempio, nella zona di Nizza Maria Maddalena è la protettrice delle messi. Bisogna infatti ricordare come,  secondo Jacopo da Varagine, che ne elaborò l’agiografia raccogliendo le diverse narrazioni a lei relative, la Santa, posta dai pagani insieme ad altri cristiani su una nave senza guida, approdò a Marsiglia e giunse in seguito a Aix , per rifugiarsi infine in un eremo in preghiera e penitenza[8]. Il luogo venne nel Medioevo identificato con la Saint – Baume. Dalla Provenza  il suo culto si estese quindi anche alla Liguria, dove la sua festa veniva considerata il termine del ciclo del grano[9].

Secondo la tradizione, Maddalena  è la prostituta pentita che lava con le sue lacrime i piedi di Cristo e poi li asciuga con i suoi capelli (Luca 7, 36-50)[10]. Nel Vangelo di Giovanni è colei che per prima scopre il sepolcro vuoto, la prima a cui Gesù appare e la prima ad annunciare la Resurrezione (Giovanni 20, 1-18).  Maddalena, peccatrice, una volta abbracciata la fede, rinasce a nuova vita ed è via prediletta per la diffusione del messaggio di Speranza della Resurrezione. La Santa si collega quindi al ciclo naturale e simbolico di morte e rigenerazione[11] e l’affinità con il grano diviene evidente: il grano viene prima “ucciso” con la mietitura, ma solo ciò lo rende adatto a divenire pane, che è cibo per gli uomini, ma anche cibo di vera vita come corpo di Cristo, che permette la vera rinascita.

Sempre a luglio si celebra, fra le altre, la ricorrenza di San Cristoforo (25 luglio). L’antica leggenda orientale lo ritrae come un gigante dalla testa canina, ulteriore evidente il richiamo a Sirio, ma anche per Cristoforo vi  un palese segno di natura che si rigenera: l’improvviso fruttificare del suo bastone piantato a terra dopo aver trasportato Cristo sulle sue spalle[12].

Nella diocesi di Albenga – Imperia il mese di Luglio si conserva a Calderara, Rezzo, Ranzo e Diano Castello ed in tutti i siti è personificato dalla battitura del grano. Un secolo separa gli affreschi del “ Maestro di Bastia” per San Giorgio di Calderara da quelli del “Maestro di San Pantaleo” a Ranzo e Rezzo, ma nulla cambia nell’iconografia[13]. In tutti i cicli (per Ranzo si ipotizza ma è quasi certo) ben due mesi sono dedicati al ciclo del grano. Le ragioni sono, come si è già accennato, sia simboliche- grano come cibo eucaristico- sia oggettive: il pane era la base dell’alimentazione medievale e la coltivazione dei cereali era pressoché onnipresente. L’intero processo legato alla panificazione era quindi di estrema importanza e come tale veniva rigidamente disciplinato. Gli statuti cittadini precisano che i mulini ed i forni erano di proprietà dei Signori locali o dei Comuni,  per i quali rappresentavano fonti di reddito. Ad esempio, a Rezzo la popolazione doveva portare il grano prodotto solamente presso i mulini dei marchesi di Clavesana, la cui conduzione era affidata a due uomini, i quali dovevano giurare, nelle mani dei consoli della comunità di Rezzo, fedeltà al “magnifico domino marchioni[14]. Tale  situazione si protrasse sino alle soglie al periodo Rivoluzionario[15].

Nelle espressioni serene delle personificazioni del mese di Giugno nulla di questo stato di cose ovviamente traspare, anzi neppure la tremenda fatica segna le figurine intente alla trebbiatura. Nella chiesa di San Giorgio a Calderara, il volto del contadino è però ricoperto di uno strato successivo di pittura azzurra che ne occulta anche quasi totalmente il copricapo. Ai suoi piedi giacciono le spighe, risolte con un rapido tratto quasi astratto, mentre le braccia levate in alto tengono il bastone correggiato. La veste è ancora bianca, ma ulteriormente più corta rispetto a quella di Giugno, a sottolineare l’aumento progressivo delle temperature e il pesante lavoro svolto sotto il sole cocente.

L’iconografia a Rezzo è sostanzialmente identica, anche nel Santuario ai piedi del contadino vi è il frumento, il bastone correggiato, il cui uso ha attraversato i millenni è chiaramente visibile[16]. Il  trebbiatore, abbigliato qui come il mietitore che lo precede a Giugno,  per il caldo, lascia scoperto il capo; solo una fascia trattiene il copioso sudore di un duro lavoro e lega la folta capigliatura bionda che sfiora le spalle del giovane. Anche in San Pantaleo, dopo il pilastro, emerge un contadino intento a battere il grano. Nella tabula  restano oggi solo i tratti ocra del disegno preparatorio, si distinguono però ancora nettamente le grandi spighe a terra, il bastone che vortica sul capo del personaggio con il berretto rosso e i pantaloni cortissimi.

A Diano Castello ben due personaggi stanno trebbiando, caso unico nei cicli diocesani, forse a sottolineare anche il valore comunitario del lavoro. Precisa, come al solito, la definizione dell’attrezzo che vola con ostentata evidenza fuori dallo spazio deputato delle due colonne, per aumentare l’illusione di tridimensionalità,  di realismo. Nonostante la difficoltà di lettura, dovuta alla distanza dal pubblico delle tavolette ed alla relativamente scarsa illuminazione del luogo di culto nel XV secolo, i particolari non vengono mai tralasciati, anzi sono minuziosamente descritti.

Gli abiti dei due contadini sono spiccatamente colorati con tinte calde (arancione, giallo intenso) che ricordano il calore del Sole, la cromia del grano maturo e si avvicinano alle enunciazioni iconografiche ben riassunte dal Ripa.  Anche a Diano Castello nei volti, apertamente sereni e sorridenti, non appare la sofferenza, l’indubbia stanchezza di un’occupazione dura ma necessaria; da una parte il lavoro è reale, come dichiara la perfezione veridica dei particolari. ma al contempo è simbolo e nel luogo di culto la fatica è santificata ed è la via per la Salvezza.

[Testo di Anna Marchini]

Bibliografia

Cherubini N. G. 1987, Il contadino e il lavoro dei campi, in J. Le Goff (a cura di), L’uomo medievale, Bari, pp. 125-154.

De Moro G. 1988, La valle di Rezzo, Imperia.

Durand de Mende G. 1859, Rationale divinorum officiorum, Napoli.

Da Varagine J. 1990, Leggenda Aurea, Firenze.

Giardelli P. 1991, Il cerchio del tempo. Le tradizioni popolari dei Liguri, Genova.

Hall J. 2002, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Milano.

Macchiavello S.  2000,  Liber iurium ecclesiae comunitatis, statuorum Reciim(1264-1531). Una comunità tra autonomia comunale e dipendenza signorile. Regione Liguria, Assessorato alla cultura, Società Ligure di Storia Patria, Genova.

Mâle E. 1986, Le origini del gotico. L’iconografia medioevale e le sue fonti, tr. it., Milano.

Marchini A. 2005-2006, I cicli dei Mesi a Calderara e a Rezzo: problemi artistici e iconografici, in “Bollettino di Villaregia”, nn. XVI-XVII, 2005-2006, pp. 85-124.

Marchini A. 2016, Il soffitto della chiesa di San Giovanni Battista, in Diano Castello. Arte, storia, cultura e tradizioni di un borgo ligure, a cura di D. Gandolfi, A. Sista, Diano Castello, pp. 229-232.

Ripa C. 2005, Iconologia, Milano.

Šebesta G. 1996, Il lavoro dell’uomo nel ciclo dei Mesi di Torre Aquila, Provincia Autonoma di Trento, Dipartimento Cultura Servizio Beni Culturali, Castello del Buonconsiglio.

[1] Hall 2002,  p. 143.

[2] Ripa (ed. 2005),  p. 277: “ Giovane sarà alato e vestito colore  ranciato, & coronato di spighe di grano(…)Si dipinge con vestimento ranciato, perche maturandosi in questo mese le biade ingialliscono”. Ripa (ed. 2005),  p. 282: “ Perche il più notabile effetto di questo mese è la ricolta de i grani dipingeremo per esso. Un contadino robusto in un’aia, mezzo nudo, terrà con ambe le mani un correggiato, il quale è istromento da battere il grano, il quale starà steso nell’aia, à canto alla quale vi sarà una pala, un rastrello & altri istrumenti”. Ripa (ed. 2005),  p. 285: “ Mesi come dipinti da Eustachio Filosofo. Huomo mezo nudo chinato, con la destra mano tiene una tagliente falce, con la quale taglia i covoni delle spighe di grano, tiene in capo un cappello largo, col quale mostra di difendersi dall’acceso calor del Sole”.

[3]Durand de Mende (ed. 1859), p. 728: “ Quintum Leo, sic dictum quia leo est animal crudele, et semper febricitans, sic et tempus illud crudele, et generans febres”. Ripa (ed. 2005),  p. 277: “ Il Leone è animale di natura calida, & ferocissimo,& dimostra questo tempo, nel quale il Sole asceso al grado di questo segno, produce caldo eccessivo, & siccità grande”.

[4]Durand de Mende (ed. 1859),  p. 733: “ Julius dicitur a Julio Cesare, quia tunc natus fuit, vel quia tunc de hostibus triumphavit; vicit enim Cleopatram reginam Aegypti, cum Antonio viro suo, bello navali. Julius tamen prius quintilis dicebatur, eo quod est quintus a Martio, qui secundum Romulum principium erat anni”. Ripa (ed. 2005),  p. 277 : “Chiamansi Luglio in onore di Giulio Cesare Dittatore, perche in questo mese à dodici nacque, se ben prima fu chiamato Quintile dal numero cominciando da Marzo essendo quinto in ordine”.

[5] Ad esempio, nella Francia settentrionale Luglio è il mese della mietitura (Chartres e  Parigi), la battitura invece  è raffigurata ad  Agosto, Mâle 1986, p. 84.

[6] Šebesta 1996 pp. 24-25,

[7] Sulla Maddalena fra Provenza e Liguria, Giardelli 1991, pp. 257-266.

[8] Da Varagine ( ed. 1990), pp. 393-404.

[9] De Moro 1988, p. 96.

[10] Giardelli 1991,  p. 261  ricorda come la figura della Maddalena nasca dall’accostamento di tre figure femminili probabilmente distinte, come ad esempio sosteneva la chiesa orientale, mentre in occidente si andò elaborando una unica personalità.

[11] Sui riti agresti di morte e rinascita, sulla forza taumaturgica, risanatrice della Maddalena sempre Giardelli 1991, pp. 257-266.

[12] Giardelli 1991, pp. 270-271, Da Varagine (ed. 1990), pp.  421-427.

[13] Le seguenti considerazioni sono tratte da Marchini 2005- 2006, pp. 85-124 e da Marchini 2016, pp. 29-232.

[14] Dagli Statuti di Rezzo, Macchiavello 2000, p. 80.

[15] De Moro 1988, p. 84. Per la precisione i vincoli feudali rimasero in vigore fino al 1797-1798, De Moro 1988,  p. 234.

[16] Un altro modo per trebbiare consisteva invece nel far calpestare le spighe agli animali, cherubini 1987, p. 135; Šebesta 1996, p. 133, vedi anche repertorio fotografico alla stessa pagina.