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Nella Chiesa il magistero dell’arte

Durante il suo pontificato, Giovanni XXIII riconosce che la promozione della persona umana passa anche attraverso i principi di una ispirazione cristiana, che si approfondisce con una seria attività artistica pronta a dialogare con la sacralità della Chiesa e la cultura in genere. Numerose persone, nel rilevare lo spessore e la qualità dell’arte e della religione, possono indicare la strada da percorrere per “fare di Cristo il cuore del mondo”. Papa Roncalli ne è del tutto convinto; non manca infatti di suggerire agli artisti di attingere, attraverso la bellezza, alla meditazione e alla preghiera. Si afferrano così stimoli di fede e di bontà che non lasciano sfuggire il richiamo della spiritualità cristiana e l’impegno di belle e raffinate opere, idonee ad elevare le menti e i cuori.

Il pontefice bergamasco conosce chi coltiva la terra e sa bene che il mondo circostante si dipana come tangibile e semplice segno, che fa intravvedere, alla luce dei trattati di teologia, tracce di mistero. S’intrecciano, si nascondono e si svelano, esse, a sorpresa, più che per la rotazione dell’universo, per il germogliare degli alberi in primavera, in un intenso gesto di carità, di cui è colma la natura. Mentre i contadini si prendono cura e si emozionano allo sbocciare dei fiori, gli artisti ne cantano la bellezza, assaporando lo stupore della contemplazione.

«Compresi dei doveri che loro incombono e solleciti di rendere testimonianza ai più alti e genuini valori – scrive Giovanni XXIII all’Ucai – gli artisti vorranno così tradurre nelle loro opere il riflesso della bellezza e della luce divina, e aiutare l’uomo a gustare e amare “tutto ciò che vi è di vero, di puro, di giusto, di santo, di amabile” (Fil. 4,6)». Papa Roncalli non limita il suo zelo artistico ai canoni estetici figurativi, ma considera tutte le espressioni creative come mezzi che spingono gli artefici a tendere verso Dio. Si tratta cioè dell’impiego di preziosi strumenti di fede, che vanno dalla musica alla danza, dalla poesia al teatro, dallo spettacolo al circo, fino ad accogliere multiformi talenti, che lodano Dio, secondo distinte categorie e a loro modo inneggianti al Signore. Ciò che conta è l’esortazione francescana: «Predicate il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole». Il centro dell’agire dell’artista resta pertanto quello simboleggiato nel Vangelo, che san Giovanni XXIII ricorda con freschi e commoventi accenti: «Amiamo vedere in voi dei preziosi collaboratori della missione educatrice della Chiesa. Desiderate infatti che il suo ministero appaia in forme di armoniosa bellezza, e tocchi il cuore degli uomini d’oggi anche attraverso il magistero dell’arte».

[Testo a cura di G.B. Gandolfo]