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Papa Pio XII – Gli anni difficili

Anni difficili attendono l’inizio del pontificato di Pio XII a causa della seconda guerra mondiale. Eletto papa, il 2 marzo 1939, scoppiano le ostilità belliche, l’1 settembre successivo. A nulla serve l’insistente parola per allontanare ogni conflagrazione, sfociata nella celebre e ripetuta frase: “Niente è perduto con la pace; tutto è perduto con la guerra”.

Nasce la gigantesca opera ai soccorsi, estesa in inusitate ed impensate forme, tese a promuovere la persona umana, la sua libertà al diritto di vivere, difeso contro barbare implicazioni e violenze. Pio XII si preoccupa «di difendere i perseguitati, di sollevare le pene dei sofferenti, di attuare le angosce vittime della guerra e di odio razziale. Da un lato denuncia il trattamento disumano verso persone indifese ed innocenti, dall’altro trova volontari, sacerdoti e laici, che accettano il rischio di nascondere in Roma i perseguitati e le persone di differenti tendenze ed esposte al pericolo. Egli stesso, minacciato di essere privato della libertà, sottoscrive una lettera di rinuncia al pontificato in caso di rapimento.

Fra queste persone non mancano gli artisti colpiti dai regimi. Vale per tutti l’esempio dell’ufficiale e partigiano Aladino Govoni, figlio del poeta Corrado che, sottratto in un primo tempo alla sentenza di morte, finisce nell’ecatombe delle Fosse Ardeatine a causa dell’eccidio di via Rasella. Dell’opera caritativa del Papa e dei suoi infaticabili accorgimenti, molti, compresi alcuni che ne usufruirono, dimenticarono presto l’agire e i rischi che il pontefice corse e cancellarono la sua opera benefica. Non l’ha dimenticata invece il popolo romano che gli ha dedicato lapidi, piazze, monumenti e lo acclamano come uno dei più grandi pontefici degli ultimi secoli. A proposito mi piace ricordare la voce di Ennio Francia, uno dei sacerdoti munito del passaporto diplomatico, che testimonia: «La figura di Pio XII s’innalza e rimane sacra: un gigante in una generazione di pigmei che mal tolleravano la sua statura».

Nel frattempo non cessano le attenzioni del papa verso gli artisti romani. Lo prova l’autorizzazione con cui Pio XII benedice la diretta partecipazione degli artisti alla Messa chiamando gli attori alla lettura del Vangelo, riservata ai diaconi e ai sacerdoti. A papa Pacelli interessa curare la lettura, la musica e il canto, l’immagine sacra, nella chiesa, e la sfida culturale, nella società. Invita perciò gli artisti ad essere artefici della propria fede e protagonisti per il futuro della Chiesa. La Messa apre così al delicato servizio pastorale, che sintetizza la predilezione di Pio XII per l’arte.