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Papa Leone XIII: quando l’arte diventa preghiera

Apre al secolo XIX papa Leone XIII, nato a Carpineto Romano, il 2 marzo 1810, tornato alla casa del Padre, il 20 luglio 1903.  Papa Gioacchino Pecci succede a Pio IX e fu il primo pontefice a non esercitare il potere temporale della Chiesa. È inoltre famoso per la promulgazione di 86 encicliche, fra le quali la famosa “Rerum Novarum”, che detta le basi della dottrina sociale della Chiesa. Realizza nel contempo una inedita svolta ecclesiale, pronta ad assumere la guida spirituale ed universale nei settori della pastorale e delle comunicazioni sociali di allora.

Probabilmente non tutti sono informati sull’accoglienza  che Leone XIII riserva, proprio alla fine del suo pontificato, all’apparire delle novità cinematografiche, gestite in maniera ancora rudimentale, ma con la percezione  di un’autentica novità artistica e culturale. È stato infatti il primo papa a essere filmato e audio registrato nella storia del Vaticano. Egli è infatti il primo successore di Pietro che, grazie all’attento ascolto dei segni dei tempi, si lascia ritrarre mentre impartisce le prime benedizioni “mediatiche”. L’evento, girato nei giardini, all’interno delle mura vaticane, avviene  per opera di Vittorio Calcina, il quale riprende in tre brevi filmati il papa improvvisatosi attore. Nel primo tempo Leone XIII è  ripreso con il segretario, un prelato e, sullo sfondo della scena, alcune guardie svizzere inginocchiate. Si alza quindi dalla sedia per impartire la benedizione. Nel secondo spezzone, girato all’esterno dei giardini, ecco spuntare la carrozza, che prende il centro della scena da dove il papa rinnova la benedizione. Nella terza parte l’anziano pontefice giunge invece in una chiesa, si siede su una panca, si alza e conclude il cortometraggio con la nuova benedizione. Il Santo Padre indossa ancora i panni di attore pochi mesi prima di morire, quando incide la sua voce sul cilindro fonografico, dove recita l’Ave Maria e la formula della benedizione apostolica. Oggi la pellicola originale del cortometraggio è conservata nella filmoteca vaticana.

[testo a cura di G.B Gandolfo]