Formae Lucis

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“Tu sei Pietro”: i Papi del Novecento e l’arte

Sempre la Chiesa ha avuto rapporti di attenzione e di stima nei confronti dell’arte. Esercita una singolare e vasta suggestione il primo cristianesimo attraverso le “Chiese apostoliche pellegrinanti” con la sua letteratura, le forme e le figure, le iniziali edificazioni nei luoghi dei martiri, la musica nella sacra liturgia, il teatro.

Addirittura, in seguito le rappresentazioni artistiche sono colte dalla Chiesa come una sorta di  “biblia pauperum”, che facilita l’insegnamento catechistico al popolo. Interessanti sono inoltre le numerose chiese, dalle cattedrali alle basiliche e ai duomi, dalle abbazie alle certose, alle piccole pievi sperdute in molti territori, fino agli oratori e ai piloni sparsi ovunque, che oggi costituiscono, insieme ad altre arti, il più grande e prestigioso patrimonio dei beni culturali.

Un’infinità di opere artistiche che il Concilio Ecumenico Vaticano II, tuttora, impiega nel suo impegno di aggiornamento pastorale, con lo sguardo fisso – come certifica il “Diritto Canonico” – sulla salvezza delle anime (Cf. n. 1752).
In questa rubrica,  l’Ucai desidera offrire, tramite “Formae Lucis”, l’esistente legame fra Chiesa e arte, considerato alla luce del Concilio e dell’insegnamento dei papi, dal primo Novecento al giorno d’oggi. Lo scopo sta nel riproporre un confronto con le vicende della vita e della storia di questi ultimi tempi e dimostrare che la tradizione costante della Chiesa  non scorda affatto il passato e, nel caso, dialoga con le nuove espressioni artistiche e culturali.

Chiesa e arte convivono in un cammino comune, durante il quale la Chiesa riconosce le voci degli artisti, ne ascolta le loro indagini ed esalta il prezioso servizio a favore della fede. Tutto nel segno di una vicendevole partecipazione, che sviluppa in un comune percorso, quella “alleanza feconda tra vangelo e arte”, suggerita da san Giovanni Paolo II.  

[A cura di G. B. Gandolfo]