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Pio XI: la vera e grande arte si stringe alla religione

Ambrogio Damiano Achille Ratti, nasce a Desio, il 31 maggio 1857. Eletto papa, il 6 febbraio 1922, assume come nome Pio XI e come motto “Pax Christi in regno Christi”. Ritorna alla casa del Padre, il 10 febbraio 1939. Il suo pontificato ha inizio con la presentazione ai fedeli, che benedice senza pronunciare nessuna parola di accompagnamento. Tuttavia il nuovo papa, in 17 anni, scrive un trentina di documenti, crea intese con molti stati, svolge una coraggiosa azione politica, culturale, sociale, religiosa in difesa dei valori cristiani.


Pio XI, in più circostanze, sollecita i valori dell’arte, “della vera e grande arte”, che non scorda mai  i “profondi, mutui rapporti che la stringono alla religione”. Rilascia questa affermazione  nella Allocuzione pubblicata in occasione dell’inaugurazione della nuova Pinacoteca vaticana,  sotto il titolo: “Abbiamo poco”. Per il pontefice molte sono le opere d’arte ispirate al pensiero e al sentimento religioso, tanto che alcune sembrano essere “ingenue e fervorose invocazioni e preghiere”, oppure “luminosi inni di fede, sublimi elevazioni e veri trionfi di gloria celeste e divina”. Non mancano tuttavia progetti d’arte sacra che, oltre a non richiamare alcuna sacralità estetica, contrastano perché “sfigurano fino alla caricatura” se non “a una vera e propria profanazione”.

Si tratta di opere che vengono difese in nome della ricerca del nuovo e della razionalità estetica, ma a nulla serve presentare il nuovo come vero progresso, quando si è posti di fronte a lavori decisamente brutti, che rivelano soltanto l’incapacità di trattare la cultura in generale e il disegno in forma piuttosto precaria. Ciò vale in particolare per quanto riguardano la costruzione, il decoro e gli arredamenti  nelle chiese, che sono “case di orazione ed abitazioni di Dio”. Si tratta di “sacre costruzioni”, ispirate ai valori dell’opera d’arte, non a  soluzioni estetiche, che negano e non rispettano le ragioni morali.

È pertanto evidente che “la così detta nuova arte sacra – spiega Pio XI – non sia ammessa nelle nostre chiese”. Vale invece la pena di spalancare le porte per costruire, trasformare e decorare i luoghi di culto, aprendo a un “progressivo sviluppo”, rispettoso delle più mature tradizioni. «Incombe ai Vescovi per le loro rispettive diocesi – conclude il papa – invigilare affinché queste importanti disposizioni siano osservate e nulla nell’usurpato nome dell’arte venga ad offendere la santità delle chiese e degli altari, a disturbare la pietà dei fedeli». Ogni diocesi sa pertanto come comportarsi al suo interno nel rinnovare il dialogo tra fede ed arte.

[Testo a cura di G.B Gandolfo]