Chiesa di San Pietro Al Fossato (o Della Costa) – Cosio D’Arroscia (IM)

Progetto PNRR-M1C3-2.2-2022-003927
Finanziato dall’Unione europea – NextGeneration EU
Codice CUP G67B22000390006

La chiesa di San Pietro della Costa di Cosio d’Arroscia si eleva in posizione isolata a sud del paese lungo l’antica mulattiera che collegava Pieve di Teco con i secolari percorsi diretti verso i valichi delle Alpi Marittime e quindi in val Padana.

Tale edificio, chiesa matrice della parrocchia di Mendatica e della “chiesa nova” di Cosio, è l’erede dell’antica Chiesa del Fossato, fondata presumibilmente intorno al Mille, che era il centro religioso della castellania e la cui giurisdizione si estendeva sino all’Alto Tanaro e che può identificarsi attualmente con quella, ubicata in località detta «a capeleta», i cui ruderi furono abbattuti tra il 1935 e il 1940.

La prima citazione nelle fonti storiche della chiesa di San Pietro della Costa risale al 1303 quando negli “Ordinamenta” si riportano sia informazioni circa il luogo nel quale sorgeva, sia circa il titolare al quale era dedicata: “Ubagus Ecclesiae Sancti Petri de Cuxio” in località “Costa”.

In una memoria manoscritta, redatta intorno all’anno 1700 dal parroco del tempo, si legge che l’antica chiesa parrocchiale “Castellaniae Cusei Mandaticae et Montegrossi”, eretta dagli antenati nel territorio di Cosio e dedicata all’apostolo San Pietro, era chiamata “chiesa del Fossato”. Logoratosi col tempo questo edificio, le popolazioni ne costruirono un altro accanto al precedente, che venne denominato “chiesa della Costa”, al cui interno venivano anche sepolti i morti.

Trasferitasi tutta la popolazione della “villa Cuxi” nel “burgus”, la chiesa della Costa diventò scomoda e si progettò la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale, l’attuale, nelle immediate vicinanze del burgus i cui lavori iniziarono nel 1618 e si conclusero nel 1636.

Dunque, a seguito del crollo della navata della Chiesa della Costa ormai diruta, avvenuto presumibilmente nel primo decennio del secolo XVII, l’edificio fu ridotto al solo presbiterio ed in epoca imprecisata fu costruita la nuova facciata, tamponamento dell’arco absidale, oggi riconoscibile nella porzione intonacata.

La chiesa consiste quindi in una modesta aula a pianta quadrata con copertura a crociera; al centro troviamo un altare in muratura a pianta rettangolare con mensa in pietra levigata ed ai lati, per tutta la lunghezza, due sedute anch’esse in murature coperte da pietra locale.

L’involucro è in pietra ed i prospetti si presentano in pietra facciata a vista con stilature in calce; gli spigoli posteriori dell’abside sono costituiti da conci di lavorazione accurata a differenza delle altre sommariamente sbozzate, usate per i muri perimetrali.

La facciata è in pietra faccia a vista, eccezion fatta per la parte costruita nell’arco del presbiterio che è intonacata. Al centro è la bucatura dell’ingresso con cancello in ferro ed in alto, in asse, una bucatura quadrilobata; ai lati dell’accesso troviamo due finestrelle devozionali rettangolari con architravi in legno e grate in ferro.

La copertura a due falde ha struttura presumibilmente in legno e manto in ciappe; il pavimento è in lastre quadrate di pietra locale.

La parte posteriore lascia intravedere la reale mole dell’edificio che si estende, ad un livello inferiore, per oltre il doppio della sua altezza rispetto all’attuale ingresso. Ciò rende plausibile l’ipotesi che al di sotto dell’attuale piano di pavimento fosse presente, in antico, una cripta o comunque uno spazio per la sepoltura dei morti, così come nell’area antistante, già parte dell’edificio scomparso e dove è infissa una colonna erratica di pietra nera che sosteneva la copertura.

Gli affreschi

Le pitture murali si estendono sulle tre pareti interne identificate come l’abside dell’antico edificio e raffigurano un ciclo, probabilmente incompleto, sulla Passione di Cristo. La parte inferiore del ciclo è delimitato, per tutta la sua estensione, da un’alta cornice composta da più motivi, alcuni ricorrenti nelle pitture medievali ad affresco come le linee rosse e bianche o quelle a girale spiraliforme avvolto intorno ad un ramo; l’altra invece è di colore grigio costituita da rami spinati intrecciati.

Si può attribuire la committenza del ciclo di affreschi di San Pietro alla famiglia Lengueglia, feudataria del luogo, nel momento in cui questa ritiene di dover riaffermare sulla comunità il proprio potere, messo continuamente in discussione sia dall’aspirazione dei sudditi a costituirsi in entità autonome sia dai periodici giuramenti di fedeltà richiesti da Genova. E ciò avviene mediante un processo di dominazione simbolica attraverso le immagini e l’apposizione dello stemma di famiglia a suggello del ciclo pittorico, ma anche nella ricerca di consenso popolare tramite la decorazione della chiesa più importante della castellania.

Alla scuola tardo-gotica delle Alpi bisogna fare riferimento per ricostruire l’ambiente artistico-culturale che ha prodotto, assieme a molti altri, il ciclo di Cosio. Nella zona a cavallo delle alpi Liguri e Marittime si conserva un ingente patrimonio artistico, in termini di pitture murali, nelle cappelle poste negli angoli più isolati delle valli, lungo itinerari non più frequentati. Infatti l’abbandono di percorsi storici e del territorio ha determinato la progressiva perdita di funzione delle chiese campestri e, in molti casi, persino della loro memoria.

Il pittore degli affreschi di Cosio, ancorché ignoto e quindi anonimo, si inserisce pienamente nella tradizione degli artisti gotici itineranti nelle valli alpine.

Parete Nord – Ovest

In alto è dipinta la scena dell’Orazione nell’Orto con a sinistra gli Apostoli Giovanni, Pietro e Giacomo dormienti e al centro Gesù genuflesso in preghiera che riceve l’Eucaristia da un angelo che gli porge un grande calice dorato.

A destra lo spazio, delimitato da una roccia che emerge da un acciottolato di pietre circolari, si dispiega in un panorama di colline e di una valle che si chiude, in lontananza, su una città turrita rappresentante Gerusalemme. Il recinto, che circonda l’orto degli ulivi in cui si svolge l’episodio, è formato da bastoni infissi nel terreno su cui si sovrappongono lunghi rami intrecciati a formare uno spazio protetto. Si notano vaste aree di reintegrazione pittorica, realizzate all’epoca dei restauri degli anni Sessanta, al fine di consentire una migliore leggibilità delle storie.

Il registro inferiore riporta, separate da una sorta di colonna, le scene della Flagellazione, a Sinistra, e della Salita al Calvario dall’altra. Gli episodi sono riconoscibili nonostante le vaste lacune che occultano la maggior parte della superficie dipinta.

La Flagellazione vede, sotto un porticato, la figura del Cristo sofferente legato per le mani, poste sopra il capo, ad una colonna, ormai scomparsa a causa delle cadute di colore, mentre un braccio munito di flagello si abbatte sul suo corpo.

Sull’altro lato si riconosce l’episodio della Salita al Calvario con la sagoma di Cristo, con il viso rivolto all’indietro e senza corona di spine, che regge una croce con visibili i chiodi che la tengono assieme, quindi la figura di un uomo, forse Simone Cireneo, che tenta di prestargli aiuto, oppure di un soldato che lo spinge a proseguire, e quindi il viso, con caratteristico copricapo, di uno spettatore della scena che fissa in direzione dell’osservatore. Sulla destra, in funzione di fondale, un palazzo, forse quello del Sinedrio, dal quale si affaccia una figura dalle vesti lussuose, probabilmente uno dei sacerdoti del Tempio.

Parete Nord – Est

La parete centrale è occupata, nella sua interezza, da una grande Crocifissione divisa in due parti dalla figura del Cristo in croce. Tutta la scena si svolge in uno spazio ristretto delimitato da una quinta muraria oltre la quale si staglia la città, della quale emergono gli edifici civili e religiosi.

Le figure si accalcano contrapponendo la dinamicità e il movimento dei personaggi della parte sinistra alla mestizia e staticità di quelli dell’altro lato. Il Cristo maestoso, domina la rappresentazione con il corpo ormai abbandonato al rigore della morte e con il capo reclinato. Alla sua destra, emergendo da dietro un pilastro, un soldato su un cavallo nero suona una tromba affiancato da un altro il cui bianco destriero è delineato subito a ridosso del primo; poco oltre tra una schiera di armigeri si impenna un cavallo bianco cavalcato da uno stupefatto cavaliere che osserva la sagoma del Cristo crocifisso. In posizione arretrata è morente il buon ladrone, con un’espressione di serena accettazione della pena, appeso per le braccia ad una croce più piccola costruita da rami grezzi dietro la quale sventola uno stendardo color rosso cupo del quale, per cadute di colore, si è persa l’asta nonché la possibile insegna.

Ai piedi della croce tre soldati si disputano ai dadi, con movimenti esasperati e violenti, la tunica di Gesù, mentre in piedi si riconosce una figura che potrebbe rappresentare sia il soldato Longino, che infisse la lancia nel costato di Cristo, o l’altro, di nome Stephaton, che porse a Gesù la spugna intrisa di aceto.

Alla sinistra del crocifisso si scorge la figura isolata, e di profilo, della Maddalena, davanti alla quale San Giovanni Evangelista sorregge la Madonna abbandonata al dolore.

Subito a lato si avverte la presenza di un altro cavaliere, riccamente vestito per quanto sia dato intendere, che monta un cavallo nero, in posa quasi frontale che domina le figure delle Marie, di Cleofa e di Salomè, inginocchiate e piangenti; quindi la sagoma del cattivo ladrone, anch’egli legato per le braccia ad una croce di tronchi appena sbozzati.

Una guarnigione di soldati, al di sopra dei quali si eleva una fitta trama di lance, fa da sfondo a due personaggi riccamente abbigliati dei quali uno, vestito di rosso, è caratterizzato da un particolare copricapo che lo identifica con il gran sacerdote in atto di ascoltare l’uomo dal mantello giallo.

Lo sfondo architettonico, che si eleva oltre la quinta muraria, è concepito come un repertorio tipologico delle costruzioni medievali la cui realizzazione, nella pratica di bottega, diventa ripetitiva, come i motivi delle cornici, per cui si ritrovano edifici con bifore ed oculi, affiancati da torri, quindi una chiesa a pianta circolare vicina ad un torrione anch’esso circolare, che rimanda ad un’immaginaria rappresentazione del tempio e quindi di Gerusalemme.

Parete Sud – Est

Nella lunetta in alto è raffigurata la scena della Deposizione di Gesù nel sepolcro; il corpo di Cristo, disteso nel sudario, è ritratto nel momento in cui viene calato nel sarcofago di pietra lavorata da due personaggi maschili, mentre intorno si riconoscono: al centro la Madonna con ai lati San Giovanni che regge tra le mani la corona di spine e due donne identificabili con Maria Maddalena e l’altra Maria, la madre di Giacomo. In posizione secondaria è ritratta un’altra figura femminile, spettatrice occasionale. I due personaggi maschili, infine, possono identificarsi in Giuseppe d’Arimatea, quello posto sul lato della testa del Cristo, e Nicodemo, quello dalla parte dei piedi. La scena sottostante, di dimensioni maggiori della precedente, appare divisa in due episodi. A sinistra è raffigurata una grande Resurrezione di Cristo dove il Salvatore viene rappresentato ritto in atto di uscire dal sepolcro, la cui lastra viene rimossa da un angelo, mentre a terra giacciono i soldati addormentati. Gesù, il cui volto è rivolto all’osservatore, è ritratto in posa benedicente con le ferite della Crocifissione, avvolto in un manto rosso, mentre nella mano sinistra regge il vessillo della Resurrezione.

Dall’altro lato è rappresentato un episodio di dubbia identificazione a causa delle grandi lacune presenti sulla parete. Emergono, come elementi pittorici sopravvissuti, il volto di Cristo, parte del suo manto rosso, dello stendardo e della sua asta, quindi più in alto la sagoma di piccolo demone. Sulla base di questi pochi lacerti si può ragionevolmente identificare la scena con la Discesa di Gesù al Limbo.

L’intervento di restauro e risanamento conservativo dell’edificio di culto, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU a valere sul PNRR – M1C3 Turismo e Cultura – Misura 2 – Investimento 2.2: “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale” con Codice CUP G67B22000390006, ed eseguito negli anni 2023-2025, ha previsto l’esecuzione di opere esterne ed interne.

Il primo intervento ha riguardato la copertura, ovvero la sostituzione della struttura lignea degradata del tavolato, la stesura del telo in tessuto non tessuto traspirante e la ricomposizione del manto in “ciappe” di pietra locale con il riutilizzo di lastre buone recuperate durante l’intervento. (foto 1,2,3 e 4)

Per quanto attiene la facciata, l’intervento è stato limitato alla superficie intonacata essendo le restanti porzioni di pietra faccia a vista in buono stato di consistenza e conservazione.

Si è proceduto al risanamento delle lesioni posizionate a destra e sopra la porta; mediante l’allargamento della fessurazione e la risarcitura con malta a base di calce, sabbia di granulometrie idonee e finitura simile a quella esistente.

A seguito della rimozione delle essenze presenti a ridosso della muratura, l’intera superficie è stata trattata con applicazione di biocida, idrolavata e tinteggiata con latte di calce stesa a mani sovrapposte della cromia simile alle piccole tracce di colore originale rinvenute in sede di sopralluogo iniziale.

L’area esterna, immediatamente circostante l’attuale chiesa, è stata messa in sicurezza sul lato sud con il ripristino del muro di contenimento in pietra a secco che presentava disconnessioni nella trama e mancanza di continuità.

Sul restante lato che confina con la strada interpoderale è stata prolungata la staccionata in legno esistente, per la quale si è provveduto a sostituire le parti ammalorate o mancanti.

Sul sentiero inerbito di ingresso, che conduce all’area e che si innesta dalla strada interpoderale, è stata posata una pavimentazione composta da lastre in pietra di forma irregolari, che garantisce una maggiore complanarità al percorso, facilitando alle persone con ridotte capacità motorie raggiungere il sito.

La linea elettrica alimentata dai pannelli si introduce all’interno passando a terra dall’ingresso principale e diramandosi all’interno di una struttura scatolare in legno, su base stabile che incornicia il vuoto architettonico che definisce l’ingresso.

Questo nuovo elemento architettonico ha la funzione di contenere e nascondere alla vista dei visitatori, i cavi elettrici e consentire il posizionamento dei punti luce direzionali, che servono ad illuminare le pareti affrescate.

L’intervento sugli affreschi ha riguardato principalmente la pulitura delle superfici e l’alleggerimento del ritocco degli anni sessanta che appariva troppo invasivo e grossolano composto da pittura acrilica. Il fissativo acrilico utilizzato in quella occasione sulla parete nord est, ha causato in seguito alle infiltrazioni il sollevamento della pellicola pittorica.

In corrispondenza degli angoli delle pareti affrescate è stato necessario consolidare in profondità porzioni di intonaco dipinto che erano già stati revisionati ma nuovamente instabili. Non sono state rimosse le malte che già ricolmavano le lacune per non compromettere la stabilità degli intonaci circostanti.

Tutte le campiture sottostanti le porzioni affrescate sono state scialbate con latte di calce pigmentato con ossidi di una gradazione più chiara in modo da leggere nitidamente la superficie originale; gli elementi decorativi, quali il motivo a nastro e le bordure ricostruiti negli anni sessanta, sono stati integrati con lo stesso materiale usato nell’ultimo restauro.

Progetto e direzione lavori architettonica: arch. Daniela Poggi
Impresa esecutrice: Impresa edile Alessandri Bruno snc
Restauratrice: Stafylopatis Yeorgia
Impianto elettrico: CMF di Donato C.

 

Bibliografia

  • Gastaldi R.G., Cosio in Valle Arroscia, 1983, p. 276-79
  • Archivio Diocesano di Albenga, Paneri G.A., Sacro e vago Giardinello e succinto Repilogo Delle Raggioni delle Chiese, e Diocesi d’Albenga, In Tre Tomi diviso; Cominciato da Pier Francesco Costa Vescovo d’Albenga dell’anno 1624., tomo II, foglio 276v
  • Boggero F., Traversone P., Arredare con la Memoria. Frammenti medievali e spazi collettivi nel Ponente ligure,2003
  • Tacchella L., Le visite apostoliche alla diocesi di Albenga (1585-1586), in «Rivista Ingauna e Intemelia», n.s., aa. XXXI-XXXIII, 1976-1978, p. 102
  • Sista A., Gli affreschi medievali della Chiesa di San Pietro di Cosio D’Arroscia in “Rivista Ingauna e Intemelia”, Anni LII – LIlI, Gennaio 1997 — Dicembre 1998, Istituto Internazionale di Studi Liguri