Parrocchia San Bartolomeo in Zuccarello

La val Neva era il percorso più agevole per connettere la costa con l’oltregiogo piemontese; al passaggio delle merci veniva corrisposta una “gabella”, per questo era chiamata “via del sale“.
Zuccarello venne edificato (1248) nel restringimento della valle ai piedi della collina dominata dal preesistente Castello, che costituiva con il borgo un unitario sistema murato.
Prima della porta d’ingresso a sud, si trova la Chiesa della Madonna della Neve, detta anche “delle Muraglie”, dietro alla quale si estende il cimitero. A metà ‘800, dopo le leggi di igiene e salubrità di Napoleone, si edifica un nuovo camposanto fuori le mura. I possidenti locali possono collocare cappelle di famiglia non prive di valori artistici, come gli ovali in marmo della tomba Abbo (G.B. Villa, 1891), la tomba Nicolari, la neomedievale cappella Delminio, la stele di T. Donati (1881-1904).
L’edificazione della chiesa risale alla fine del cinquecento. E’ citata nella visita pastorale del 1616, descritta “in condizioni assai precarie per il culto, mancando dei necessari arredi”. Era una modesta costruzione, danneggiata dall’umidità. L’interdetto vescovile permane sino al 1669, quando se ne ordina la ricostruzione. Da questa data è certa la presenza di un “eremita”, un laico mantenuto da elemosine, incaricato con nomina vescovile alla cura di santuari e cappelle campestri.
L’edificio presenta una facciata lineare tripartita in grandi specchiature, a tipologia serliana, e un oculo centrale quadrilobato, posto sopra alla nicchia con la statua della Vergine.
All’interno l’aula è spaziosa e semplicemente decorata, con struttura e assetti funzionali collocabili entro il 1720. Più tardo è il complesso altare maggiore (A. Adami, 1866), caratterizzato da superfici opache e lucide, con effetto del marmo decorativo. In stile neoclassico, con pregevole mensa e tabernacolo, sormontato dalla nicchia che conteneva la statua lignea della Vergine (P. Olivari), da anni ricollocata nella chiesa parrocchiale e sostituita con una statua dell’Immacolata del primo ‘900. La struttura di conclude con una raggiera ornamentale che incornicia l’ “Ave Maria” e la corona, simboli della Vergine.
IL RESTAURO DEL 2024-2025
Facciata principale: Risanamento conservativo degli intonaci e pulitura degli stipiti in marmo del portone. Restauro della statua della Vergine, con pulitura e ricucitura di lacune superficiali.
Interno: risanamento conservativo delle porzioni di intonaco in distacco, rifacimento della pavimentazione con lastre di ardesia a spacco e tinteggiatura con latte di calce.
Altare maggiore: rimossi i sali solubili e le efflorescenze saline ed effettuati il consolidamento e la ripresa pittorica delle decorazioni.
Durante i lavori, nelle cappelle degli altari laterali e nelle lesene a cornice, sono emerse tracce di campiture cromatiche, databili in due fasi: la prima, tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700, riscontrata nella lunetta e nell’arcata, l’altra, ottocentesca, composta da “finte tappezzerie damascate” e drappi rossi ornati da passamanerie giallo ocra. Le decorazioni pittoriche riportate alla luce sono state consolidate e integrate con velature di acquerello.
Progetto e direzione lavori: Architetto Mariaclara Romano
Restauro architettonico: COEDIS Soc. Coop. Sociale
Restauro completo degli apparati pittorici: Stafylopatis di Stafylopatis Yeorgia
per visite guidate
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